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giovedì 12 novembre 2009

LA CASA-OSSERVATORIO DI ALESSANDRO BULLETTI

La casa unifamiliare a Deruta (PG) dell’arch. Alessandro Bulletti, totalmente immersa nella natura, sorge su un terreno in pendenza, con una magnifica vista sulla Valle del Tevere. A quest’opera è stato assegnato il Premio Speciale all’Opera Prima dell’ultima edizione della Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana “per la capacità di maneggiare con abilità e appropriatezza il tema funzionale e il tema paesistico ambientale.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) - © STUDIO ARCH. ALESSANDRO BULLETTI

La geometria fondativa dell’insediamento risulta enfatizzata dalla scelta di un linguaggio chiaro e legato a pochi materiali: la massività minerale del podio e la leggerezza vetrosa della loggia superiore. La casa diventa così un osservatorio che inquadra e scompone il paesaggio a seconda dei diversi livelli di fruizione”.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) - © STUDIO ARCH. ALESSANDRO BULLETTI

La topografia del luogo, molto complessa e caratterizzata da continui cambi di quota e terrazzamenti, ha determinato le scelte fondamentali che definiscono il carattere insediativo dell’edificio. L’aspetto essenziale del progetto consiste nella costruzione di un piano orizzontale definito da un podio che fuoriesce dal terreno e che “misura” per contrasto la topografia del luogo, inserendosi perfettamente nel contesto senza la necessità di movimenti di terra.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) -

La giustapposizione dell’elemento naturale con quello artificiale genera la reciproca valorizzazione delle due entità in gioco.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) - © STUDIO ARCH. ALESSANDRO BULLETTI

Il basamento-podio, che ingloba il volume interrato di un edificio rimasto incompiuto, appare di solidità essenziale ed è interamente rivestito in pietra arenaria locale. Interrato a monte e fuori terra verso valle, ospita i locali di servizio dell'abitazione e le camere, che si aprono su una grande loggia scavata all’interno del volume di pietra.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) - © STUDIO ARCH. ALESSANDRO BULLETTI

Sopra il basamento, circa metà della superficie è occupata da un volume rettangolare più piccolo, che ospita la zona giorno della casa. Questo volume si presenta vetrato su tre lati con ampi infissi di legno e protetto da un guscio in cemento armato intonacato, che si libra sopra l’ampia terrazza verso la quale il soggiorno si apre. Nella parte più stretta e allungata della terrazza, protesa verso sud sopra gli ulivi, si trova la piscina, che risulta anch’essa scavata nel volume di pietra del basamento.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) - © STUDIO ARCH. ALESSANDRO BULLETTI

La continuità tra interno ed esterno è rafforzata dalla stessa pavimentazione in grandi lastre di pietra arenaria che rivestono l’intero piano. Alla consistenza minerale dello zoccolo si contrappone l’astratta leggerezza del piano superiore, dove, alla perdita di peso degli elementi, consegue un incremento della trasparenza.

CASA UNIFAMILIARE A DERUTA (PG) - © STUDIO ARCH. ALESSANDRO BULLETTI

La casa propone un modo diverso di sperimentare il rapporto con il paesaggio circostante. Al piano interrato il paesaggio esterno si contempla attraverso l’inquadratura della loggia vetrata, che si apre verso la valle e sui terrazzamenti sottostanti, mentre al piano superiore la natura pervade tutto lo spazio. Sopra il podio, la percezione del paesaggio è molto ricca e sempre mutevole: la vista dell’orizzonte lontano, della natura vicino che circonda l’edificio e quella trasformata dai riflessi prodotti dal bacino d’acqua, diventano parte integrante dell’esperienza dell’edificio.

progetto e direzione lavori:
Alessandro Bulletti
collaboratore:
Maria Giovanna Bignami
strutture:
Ing. Umberto Tassi – M.T. PROGETTI
imprese:
Brozzetti & Biscarini s.n.c. (impresa costruttrice)
Ambrosi Falegnameria s.r.l. (infissi in legno)
Giuseppe Preziotti (arredo interno su disegno)

Fonte: http://www.archiportale.com

mercoledì 11 novembre 2009

POVOS INDIGENAS DI MILTON GURAN

Milton Guran è antropologo dell’Università di Rio de Janeiro, antropologo visuale, fotografo, autore del film “Pierre Fatumbi Verger: Mensageiro Entre Dois Mundos” (1998) e coordinatore generale di FotoRio.

Le immagini che seguono sono istanti di vita dei popoli indigeni, da lui immortalati nella vita quotidiana, a memoria di un tempo che forse non avrà futuro.

ritual_huka ritual_yanoma Escola Kayapó, Aldeia Djetuktire, 1991 A Grande Mesquita, Porto Novo, 1994. Ampliacao Casa Xinguana apurina arara Celebração do Nosso Senhor do Bonfim, Porto Novo, 1995. Desfile na véspera do Bonfim,principal destaque do desfile 'Iaiá e Ioiô', Porto Novo, 1996. guarani_mbya_ guran Guran2 Guran10 Guran11 Guran13 Índios Matis. Terra Indígena Vale do Javari. Amazonas, 1988.Kamayurá (Xingu), 1978.Kamayurá, 1978. Kamayurá, 1978MiltonGuranMme Patterson,'née' De Medeiros, no salão do seu sobrado em Porto Novo, 1994.Niños yanomami en Demeni, Brasil. machineri Magubo, (Amazonas), 1988. Matis (Amazonas), 1988. Matis, 1988

[ Un Altro Sguardo By photographers.it ]

A profundidade de um olhar indígena

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Uma vez um amigo Mbyá Guarani me disse que é necessário aprender a olhar de dentro para fora, então compreendi a imensidão de cada olhar indígena.

Sill Scaroni

martedì 10 novembre 2009

IL GIORGIONE

Enigmatica e misteriosa, l'arte suprema di Giorgione torna a Castelfranco Veneto, sua città natale, per l'attesa mostra che ne celebra il quinto centenario della morte.

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La Tempesta, una delle opere più famose del Giorgione

Nel Museo Casa del Giorgione sarà allestito dal 12 dicembre un nucleo straordinario di capolavori di mano certa del grande artista veneto, dalla Tempesta al Doppio ritratto alle Tre età dell'uomo, affiancati da dipinti ancora solo attribuiti e da quelli dei maestri rinascimentali con cui fu in relazione, come Giovanni Bellini e Sebastiano del Piombo, fino a Perugino.
Presentata ieri a Roma, l'importante esposizione è stata promossa dal Comune di Castelfranco Veneto e dalla Regione, che ha anche istituito un Comitato regionale per il quinto centenario, mentre quello nazionale è ancora allo studio da parte del ministero dei Beni culturali. Un impegno rilevante che, ha detto il sindaco Maria Gomierato, ha richiesto un finanziamento di 1,7 milioni di euro, di cui 350 mila per la promozione.
Si tratta di una mostra di studio e di ricerca, ha spiegato il presidente del Comitato regionale Lionello Puppi, curatore con il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e di Enrico Maria da Pozzolo, sottolineando l'acquisizione di nuove prove documentarie e datazioni per fare luce sulla vita e l'opera di Giorgione, morto di peste nel 1510 a Venezia a soli 32 anni. Autore quindi di una produzione per forza di cose limitata, il pittore di Castelfranco rimane una figura «sfuggente come un fantasma», celebrato nei secoli per il suo genio precoce, «limpido specchio - scriveva Berenson - del Rinascimento alla sua altezza suprema».
Aveva appena vent'anni, ha raccontato Paolucci, e ribaltava i presupposti del linguaggio espressivo cinquecentesco. Ideatore della pittura tonale, sostituì al disegno il colore per dare consistenza al reale. Un colore che varia a seconda del luogo e delle ore del giorno, che diventa luce, come dimostra la meravigliosa

Pala di Castelfranco

Pala di Castelfranco, tornata nel 2005 nel Duomo cittadino dopo un complesso restauro. Protetta da una teca climatizzata La Madonna in trono con il Bambino e i santi Francesco e Nicasio potrà essere ammirata negli orari di apertura della mostra.
Il capolavoro di Giorgione è infatti parte integrante del percorso espositivo, che parte con le primissime prove d'artista del pittore veneto, fra cui il Saturno in esilio, proveniente dalla National Gallery di Londra e due tavole prestate dagli Uffizi:

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La prova di Mosè e

il Giudizio di Salomone, da cui già emerge l'assoluta novità nell'impianto compositivo e nella scelta dei soggetti. A queste opere si affiancano la Madonna con Bambino dell'Ermitage, ma soprattutto i famosi ritratti:

le tre età dell'uomo

Le tre età dell'uomo (da Palazzo Pitti), L'alabardiere con altra figura da Vienna,

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il Doppio ritratto (Palazzo Venezia).

Giorgione, ha detto Paolucci, ha inventato il «ritratto romantico, dove ad essere raffigurata non è solo l'immagine fisiognomica, ma anche la sua anima più profonda, i suoi segreti». E non solo, con lui nasce il paesaggismo rinascimentale. Ne La Tempesta, ha aggiunto Paolucci, un evento atmosferico (un temporale estivo) diventa per la prima il soggetto, e così anche in Tramonto figura e natura finiscono sullo stesso piano.

lunedì 9 novembre 2009

GLI SCATTI DI STEVE MCCURRY

L’Afghanistan, l’India, il Tibet attraverso l’obiettivo di Steve McCurry

Photo by Steve McCurry
Viaggio a Sud-Est

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L’Afghanistan, l’India, il Tibet, la Birmania, attraverso l’obiettivo di uno dei maestri del fotogiornalismo, premiato già due volte con il World Press Photo Awards.

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Una raccolta di quasi 200 scatti che segnano un percorso come un racconto, che si snoda in un cammino dove volti, colori, paesaggi e luci, sono cristallizzati in una straordinaria atmosfera.

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Ideata appositamente gli spazi milanesi, la mostra è la narrazione del viaggio per immagini compiuto da Steve McCurry nel Sud e nell’Est del mondo.

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“La sequenza di immagini presentata nella mostra SUD-ESTafferma Steve McCurry - evoca l’ampio mosaico dell’esperienza umana e i miei incontri casuali con sagome e ombre, acqua e luce. Ho voluto trasmettere al visitatore il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.

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Membro dell’agenzia Magnum dal 1985, vincitore molti premi fotogiornalistici (tra cui alcuni World Press Photo Awards) autore del celeberrimo reportage sulla ragazza divenuta icona del conflitto afghano sulle pagine del National Geographic nel mondo, Steve McCurry è uno dei maestri contemporanei del fotogiornalismo.

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Classe 1950, studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale.

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Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese e comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio.

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Si ferma invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull’Afghanistan, collabora con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.

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Inviato su mille fronti di guerra, da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all’ex Jugoslavia, all’Afghanistan, Steve McCurry si è sempre spinto in prima linea. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

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“Con questa prima grande personale di Steve McCurry abbiamo voluto offrire uno schermo per una storia, una scena per un racconto per accogliere gli sguardi e i volti di una trentennale carriera d’artista votata alla bellezza e all’impegno
– afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory - Attraverso un viaggio reale e uno simbolico possiamo cogliere negli scatti profondi, drammatici, ma anche liberatori e intrisi di sorrisi e silenzi, lo specchio dell’anima sia di un’infanzia rubata, sia di quella poetica tragicità che ha accompagnato la storia dei popoli che vivono a Sud-Est. Un invito a riflettere sull’Altro, sul senso di appartenenza, identità e accoglienza fra le culture e le civiltà. Continua così a Palazzo della Ragione un affascinante percorso incentrato sull’arte della fotografia”.

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Le 200 fotografie frantumano il tradizionale rapporto con il visitatore.

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Il suggestivo allestimento di Peter Bottazzi propone metaforici rami di alberi in un’installazione appositamente pensata per Palazzo della Ragione.

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Il percorso espositivo di SUD-EST si compone di sei sezioni. Portraits. Silence and travel War Joy and life. Children.

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L’impianto della mostra si conclude con la sezione dal titolo Beauty. Qui s’incontrano tre immagini, una delle quali è il celebre scatto della bambina afgana dagli occhi verdi, diventata ormai un’icona della fotografia contemporanea. Le altre due sono anch’essi ritratti (una studentessa afgana con i libri in mano e una ragazza pakistana con uno scialle verde), che per il curatore testimoniano altre due icone femminili del nostro tempo attraverso l’opera di McCurry.

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Nel percorso saranno presentate tre ulteriori sezioni fotografiche, costruite come “cortometraggi”, con una fila ininterrotta di fotografie che compongo tre diverse storie: Monsoni, Aids, Ritratti.

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Appuntamento a Milano per condividere le lucide visioni di Steve McCurry.
«… il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile».
Steve McCurry
Sud-Est
Milano, Palazzo della Ragione
(piazza Mercanti 1)
11 novembre 2009 - 31 gennaio 2010
tel. 02.43353522
servizi@civita.it

Approfondimenti:
www.stevemcurrymilano.it
www.stevemccurry.com
www.worldpressphoto.org/
www.nationalgeographic.it

di Cecilia Passa

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domenica 8 novembre 2009

ARTE VIDA SUL BAHIA

L'ambasciata del Brasile presenta una mostra fotografica alla ricerca delle sue origini nazionali. Attraverso gli emozionanti scatti della brasiliana Rosa De Luca si ripercorre - dal 5 al 25 novembre alla Galleria Candido Portinari di Roma - un excursus suggestivo nel Sud di Bahia - il luogo dove secondo l'artista il Brasile ha avuto inizio - in una serie di immagini che ne ritraggono le molteplici diversita', complessita' e semplicita'.

Qui e' nato il lavoro della fotografa ed e' qui che e' stata ispirata un'opera dedicata principalmente all'esuberanza della natura.

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Nelle istantanee della De Luca vengono infatti messi in risalto alcuni significativi elementi di un paesaggio che, nelle sue differenze ambientali, riesce a far emergere una profonda armonia tra il mare e la foresta e tra i suoi stessi abitanti, sotto la magia di un cielo unico che nei suoi colori e nella sua calma riporta indietro lo sguardo e il tempo al momento della scoperta di questa terra.

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Colori, immagini, particolari negli elementi del cosmo brasiliano e nelle espressioni del suo popolo sono allo stesso tempo la guida e il risultato di un'operazione introspettiva che apre un nuovo interessante modo nella creazione di immagini contemporanee. Qui il mare, il cielo, le spiagge e gli abitanti si fondono in un solo universo pieno di colori e sfumature: un esempio unico nel suo genere, per ritrarre l'anima e l'essenza della gente di Bahia, nel tentativo di dare luce a queste persone e fornire un riconoscimento all'arte propriamente brasiliana, fino ad oggi realmente poco conosciuta.

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Conseguito il diploma in belle arti al Liceo Artistico di Salerno, Rosa de Luca inizia la sua carriera di fotografa nel 1984 con la mostra Sao Paulo cromatica presso il Centro Culturale San Paolo. Nel 1986 si trasferisce a Milano, dove frequenta uno stage presso il Super Studio. Ritorna in Brasile nel 1990, entrando a lavorare nel campo della fotografia di moda.

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Nel corso della sua professione ha esposto saggi fotografici in esclusiva e mostre di gruppo, tra cui: Salao Aberto Paralelo a' Bienal (Li Photogallery, 2004); Talentos da Comunicaçao (Sao Paulo Biennale Foundation, 2004); Brasiliens Gesichter (Ludwig Museum, 2005), Acqua (all'istituto culturale della Federal Savings Bank, Sao Paulo) e Nu'cleos Contempora'neos II (Valu galleria di Oria, 2006).

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Ha pubblicato il suo primo libro di fotografia nel 2007, Arte contemporanea Artisti, raffigurante 60 dei piu' importanti artisti contemporanei brasiliani (a cura di Alles Trade). Il suo secondo libro, Arte Vida Sul Bahia e' stato pubblicato nel 2008. Nel 2009 ha esposto a Sao Paulo, presso la Galeria Emei-Pedroso, e alla Galeria Valu' O'ria con due mostre: Tardes De Mar e Panorama atual da Fotografia. Attualmente vive e lavora a Sao Paulo.

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